Published: September 13, 2025
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🔥 “Massacrò la ex ma ‘va compreso’”: il titolo choc di tutti i giornali sulla sentenza che divide l’Italia. Ma vediamo cosa hanno detto davvero i giudici del Tribunale di Torino, analizzando le motivazioni nel dettaglio. 🧵👇

Image in tweet by Marco Bellandi Giuffrida
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Le accuse contro l'uomo erano 2: A) Maltrattamenti (Art. 572 c.p.): una condotta abituale di insulti, minacce e aggressioni verso la moglie dal 2021. B)Lesioni Gravi (Art. 582 c.p.): un'aggressione fisica avvenuta nel 2022 che causò alla moglie una frattura dell'orbita oculare

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Partiamo dal verdetto più sorprendente: ASSOLUZIONE per i maltrattamenti (capo A). La formula usata è «perché il fatto non sussiste». Questo non significa che non ci fossero litigi, ma che quei litigi non integravano, secondo i giudici, il reato di maltrattamenti. Vediamo perché.

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Il pilastro della pubblica accusa era la testimonianza della moglie, la parte civile. Il Tribunale, però, la definisce «largamente inattendibile». Questa è la chiave di volta di tutta la sentenza. Il giudice non ha creduto alla sua versione dei fatti.

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Perché non è stata creduta? La donna ha descritto il periodo successivo alla sua decisione di separarsi ("brutale" per i giudici) come un inferno. Però nel fornire esempi concreti ha parlato di "discussioni continue" che il Tribunale ha ritenuto "umanamente comprensibili" (#mah)

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Un esempio di "trasfigurazione" dei fatti: l'accusa parlava di schiaffi frequenti, ma è emerso un unico episodio di "spinta al viso". La vittima ammise di averla riqualificata come schiaffo solo dopo la psicologa ("è più o meno uguale"). Per i giudici la differenza è sostanziale

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Un'altra accusa erano i maltrattamenti su figlio più grande: la donna accusava un "quasi strangolamento". Dalle indagini è emerso che il padre immobilizzò il figlio tenendolo per il petto per calmarlo. Per i giudici è una condotta educativa e non un'aggressione (#malimorté)

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Poi c'è la testimonianza della madre della vittima, che viveva sullo stesso pianerottolo. Una teste che ci si aspetterebbe fosse cruciale e che invece, ha dichiarato di aver sempre sentito solo la "voce alta" del genero, ma di non aver mai percepito minacce o violenze.

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Per i giudici è decisiva una relazione dell'A.S.L. che riporta le parole della stessa vittima. Parlando con le psicologhe, descrisse il periodo di convivenza da separati affermando che avevano gestito i rapporti "senza conflittualità". Una frase che contraddice tutta l'accusa.

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Conclusione sul capo A: non è emerso un quadro di sistematica sopraffazione. I litigi, seppur aspri, e le "parolacce" erano legati all'amarezza per la fine del matrimonio e non a un'intenzione di umiliare e sottomettere la partner. Il reato non sussiste.

Passiamo ora alla CONDANNA per lesioni. Qui la situazione è opposta. L'aggressione del luglio 2022 è provata, violenta e innegabile. L'imputato ha sferrato un pugno al volto della moglie, rompendole l'orbita oculare. Ma anche qui, il contesto è fondamentale per il giudice

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Cosa scatenò quella violenza? La sentenza lo definisce "causa scatenante". Pochi giorni prima, il figlio dodicenne aveva confidato al padre di aver visto la madre con il nuovo compagno in atteggiamenti intimi in casa.

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L'imputato chiese quindi un incontro chiarificatore con moglie e i suoceri. La discussione degenerò e culminò nel pugno violento. Per il giudice, questo non giustifica l'atto, ma lo contestualizza. L'atto è legato a una situazione di forte stress emotivo (???)

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Questa lettura dei fatti ha portato il Tribunale a concedere le circostanze attenuanti generiche, ritenendole equivalenti alle aggravanti. Ciò ha avuto un impatto diretto sulla determinazione della pena

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LA PENA FINALE: 1 anno e 6 mesi di reclusione. Così calcolata: Pena base per le lesioni gravi: 2 anni. Riduzione di 1/3 per il rito abbreviato: 1 anno e 4 mesi. Aumento per le lesioni lievi ai parenti intervenuti: + 2 mesi

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IL RISARCIMENTO. L'imputato deve risarcire il danno. Il Tribunale ha stabilito una provvisionale (un anticipo) immediatamente esecutiva di €20.000 per la moglie. Il calcolo finale del danno è però rimandato a una causa civile. Perché?

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Perché il danno permanente più grave lamentato, la diplopia (visione doppia), è risultato incerto. I referti medici erano contraddittori: a volte presente, a volte assente. Nel dubbio, il giudice penale non ha potuto stabilire una cifra definitiva.

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All'imputato, incensurato , sono stati concessi i doppi benefici di legge (sospensione condizionale della pena e non menzione). La sospensione è però subordinata alla partecipazione a percorsi di recupero e al pagamento della provvisionale.

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Onestamente? Le polemiche sono ben più che giustificate. Il linguaggio del giudice estensore è – credo – un unicum nella giurisprudenza di merito italiana. Dalle motivazioni di una sentenza penale è lecito aspettarsi un po' più di equilibrio. FINE.

@mbgiuffrida Grazie. Un contesto approfondito che manca quasi sempre nei media che riportano le sentenze. Concordo anche sulla conclusione, il linguaggio e il ragionamento del tribunale lasciano perplessi.

@mbgiuffrida Grazie,ora ho compreso meglio tutto il contesto.😊

@mbgiuffrida beh, una sentenza anche severa, per certi versi, considerando il contesto sociale di Kabul

@mbgiuffrida La stampa non ha alcun interesse a dire la verità, ma solo ad aizzare gli stupidi.

@mbgiuffrida Grazie. Grazie davvero. Per quanto sia convinto che pochi si prenderanno il tempo per leggere e capire, ora almeno chi vorrà lo potrà fare tramite questo tweet.

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